Fabio all'IHRSA 2010 (San Diego, California, 10-13 Marzo 2010)"



Intervista per Spininside




1. Cosa scatta dentro un atleta perché decida di affrontare la RAAM? Quali sono le motivazioni? A mio avviso le motivazioni che spingono un atleta a pensare di partecipare alla RAAM sono sostanzialmente di due tipi:
1) Mettere alla prova se stessi per "ricercare i propri limiti";
2) A fronte di un background sportivo di alto livello ci si sente attratti da quella che unanimemente viene considerata l'evento sportivo più duro al mondo. Gli atleti di alto livello (i top 10 al mondo,) si identificano nelle motivazioni di cui al punto 2) poiché considerano l'evento come una pura competizione sportiva e non come un qualche cosa grazie al quale si vuole dimostrare quanto si vale. Personalmente non si tratta di testare le mie possibilità fisiche ed emotive come molti possono pensare, sono attratto dalla vittoria finale e non tanto da quello che la gara stessa rappresenta e questa sottile differenza cambia la mia predisposizione mentale allo sforzo e alla fatica, alle privazioni al sonno e a quant'altro rappresenti la Race Across America. 2. Quanto tempo ci hai messo per preparare la RAAM? Come si prepara un evento del genere?

Se consideriamo che per coprire i 5.000 km dell'intero percorso impiego solitamente circa 9 giorni, ora in più o in meno, che si deve superare un dislivello totale di 50.000 m. che le condizioni climatiche offrono temperature che variano dai + 50 gradi dei deserti del Sud Ovest ai - 10 delle vette più alte del Colorado, che mediamente dormo un ora per notte e pedalo per la restante parte della giornata ecc. parlare di allenamento è alquanto problematico. La qualità principale da allenare non è sicuramente solo la resistenza fisica, o la velocità in salita e in piano, ma bensì la determinazione mentale alla fatica e alla privazione del sonno e questa è una cosa che si ha oppure no. Per darvi un'idea percorro 40.000 km all'anno e spendo circa 900 ore all'anno in palestra tra potenziamento muscolare generale, esercizi di mobilità articolare e flessibilità. Come si prepara un evento del genere? Con tanto cuore e amore per la vita! 3. Descrivici in poche righe, le sensazioni più strane che si provano in quei giorni (durante RAAM) che non avresti mai pensato di provare.

Sulla bici sono solo soltanto apparentemente, dentro ho un ricco mondo interiore che è la mia costante compagnia e riesco ad immergermi totalmente nel mondo che mi circonda isolando il mio corpo dal contesto fisico nel quale si trova, provando incredibilmente piacere ad attraversare paesaggi che potrebbero essere da favola se non fosse per il fatto che non dormo quasi mai e spingo sempre sui pedali più che posso. Mi hanno cresciuto e maturato più 8-9 giorni in bicicletta fatti a tutta che "15 anni di scuola". Arrivo ad avere un rapporto con le mie biciclette come quello che tutti noi abbiamo con le nostre mani e piedi, non potrei fare niente durante il giorno se non le avessi.
4. Tu non hai fatto solo la RAAM quali altre cose di questo tipo hai fatto?

Il mio background sportivo è iniziato come tanti di noi sui campi di calcio; all'età di 13 anni ho iniziato a fare karate agonistico nella specialità del combattimento a livello nazionale ed internazionale smettendo di gareggiare nel '93. Sono approdato alla bicicletta verso l'84 come sport complementare al karate partecipando per alcuni anni al Campionato Italiano, alla Coppa del Mondo e ai Campionati Mondiali. Credendo fermamente nella teoria del cross training durante il periodo invernale ho sempre fatto sci di fondo arrivando a partecipare alla Vasa Loppet (in Svezia) la gara di sci di fondo più lunga al mondo 90 km, in bicicletta ho attraversato in solitaria quasi tutti i continenti.

5. Quando ha iniziato a fare corse estreme e perché?

Nel 1994 uscito dopo un anno e mezzo di stop assoluto per una fascite plantare dovuta ad eccessivo carico nella corsa a piedi per il triathlon, saputo dell'organizzazione del Primo Giro d'Italia in tappa unica (1.700 km non stop), stesse regole della RAAM, dopo solo due mesi di allenamento, con calma e serenità e un fisico sicuramente non allenato ma riposato vi ho partecipato, giungendo al traguardo 3 assoluto e primo degli Italiani in 75 ore, subito dietro a dei mostri sacri della gare di durata. Da allora sono iniziati a giungere i primi contratti che mi hanno portato a diventare un Ultracycler professionista. Il perché segue solo la logica del seguire il mio istinto, i miei desideri, di fare cioé quello che desideravo fare.
6. Vieni dalle arti marziali, trovi che l'esperienza in questa disciplina orientale ti abbia aiutato poi in bici?

Si credo che il Karate mi abbia insegnato, in sintonia con quanto fortunatamente fatto dai miei stupendi genitori, il rispetto per le regole e gli "avversari"; la consapevolezza delle mie possibilità quindi un'elevata autostima di me stesso ma soprattutto la certezza che l'impegno, la determinazione e le fatiche spese vengono ripagate sempre e comunque, l'importante è non sopravalutare mai il mondo che ci circonda; che dobbiamo cercare di vincere ma se non ci riusciamo non c'è nulla di sbagliato se esiste qualcuno più bravo di noi e che voler vincere a tutti i costi scendendo a qualsiasi compromesso non farebbe onore alla mia indole di persona "autarchica".

7. Ma alla fine perché lo fai?

Questa E' la domanda più semplice alla quale abbia mai risposto poiché fa parte della mia natura, del mio modo di essere: vivo in bicicletta perché questo è quello che mi sento di fare, perché mi fa stare ben con me stesso e con gli altri, perché mi aiuta a capire l'assurdo mondo che ci circonda ricordandomi sempre che abbiamo una vita "sola" e che vale la pena di viverla col sorriso sulle labbra e senza rimpianti. Qualcuno mi ha accusato di essere un po' sopra le righe, beh! E' vero, esco dagli stereotipi di una vita definita "normale", ma a volte mi chiedo se sono io il pazzo (e molti avrebbero tutto il diritto di considerarmi tale) oppure lo sono tutti quelli che non hanno il coraggio o le possibilità per soddisfare le proprie necessità interiori.

8. Fai altri tipi di competizioni? (sia in bici che no)

Da quando l'Ultracycling è diventata la mia professione è necessario che concentri tutte le mie energie in questo poiché la programmazione e l'allenamento sono delicati e complessi, devo cercare di non esagerare, ma in funzione di tutto questo si: partecipo a gare di MTB soprattutto in America e a molte a cose minori.

9. Si dice che Johnny G. abbia inventato l'indoor cycling dopo aver abbandonato la RAAM a 600 km dall'arrivo per prepararsi meglio fisicamente e mentalmente. Cosa ne pensi?

E' veramente difficile capire cosa abbia spinto il grande Johnny G. ad inventare l'indor cycling, sicuramente le sue motivazioni primarie devono essere state dettate dall'esigenza di allenarsi meglio ed in maniera meno stressante, il seguito che hanno avuto credo abbiano felicemente sorpreso anche lui.

10. Che rapporto hai con l'indoor cycling

Ho un rapporto meraviglioso, da quando l'ho scoperto (nel 1995-96) ho aggiunto al mio mondo un nuovo modo per pensare alla mia salute in maniera fattiva e nel contempo stare insieme a tanta gente che ha voglia di divertirsi in maniera sana.

11. Trovi che possa essere un buon allenamento alternativo alla strada?

Più che trovarlo un valido sistema di allenamento e' valido veramente, ha sostituito il pesante lavoro che svolgevo col rapporto fisso durante il periodo di costruzione di base e agilizzazione aumentano le mie capacità di pedalare in maniera rotonda (spingendo e tirando sui pedali), oltre a diventare un insostituibile strumento per velocizzare e trasformare i lavori specifici di muscolarizzazione degli arti inferiori fatti con i sovraccarichi in palestra. Se fatto in maniera appropriata e con istruttori validi può rivelarsi più che un allenamento alternativo un vero e proprio strumento di complemento all'attività su strada o su MTB. Credo che il livello di cultura sportiva dell'Indor Cycling, metodologia dell'allenamento e dell'insegnamento raggiunto nel nostro paese ad oggi sia veramente adeguato ad una cultura sportiva evoluta.

Fabio Biasiolo

Fulvio Pugliese
Personal Trainer & biomeccanico
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