Le altre manifestazioni a cui ha partecipato Fabio

L'altro Tour Al termine della prima tappa pirenaica del Tour de France 2006, il campione del Mondo Tom Boonen, distrutto dalla fatica, si sfogò: “Oggi, una persona normale sarebbe finita in ospedale”. Aveva ragione? E’ veramente “disumano” il percorso del Tour? Si può fare a “pane e acqua”?
Adeguatamente preparati per affrontare una tale prova, ci offriremo come “cavie” per una rilevazione empirica. Effettuando un monitoraggio quotidiano di tutti i nostri dati fisiologici prima, durante e dopo la tappa, studieremo le conseguenze dirette sull’organismo dello sforzo intenso richiesto dal Tour. Medici dello sport, scienziati, dietologi e allenatori, saranno coinvolti nella disamina dei risultati e commenteranno le variazioni fisiologiche osservate. L’aspetto psicologico, non meno rilevante, sarà evocato nel diario di viaggio quotidiano.
( Rilevazioni il mattino e la sera: peso, pressione, battiti cardiaci, ematocrito, emoglobina, CPK ecc.) ( Rilevazioni durante la tappa: un computer SRM sarà installato sulle bici. Questo strumento tecnologico misura tutti i parametri durante l’allenamento (watt, calorie bruciate, cadenza di pedalata, frequenza cardiaca media e massima…) e li restituisce sotto forma di un grafico completo che permette una lettura efficace delle variazioni del rendimento del ciclista. Diversi corridori professionisti useranno pure l’SRM durante il Tour. Questo permetterà di effettuare superposizioni di grafici che consentiranno di analizzare le differenze di performance fra un “soggetto X” e un professionista, nell’ascesa di un passo alpino ad esempio.
L’Agenzia Francese per la Prevenzione e Lotta al Doping, ente statale dove lavorano esperti di medicina dello sport, curerà la logistica dei prelievi ed effettuerà le analisi. Due prelievi giornalieri, uno al mattino prima della partenza ed no alla fine di ogni singola Tappa. * in totale i prelievi a sorpresa effettuati sui due atleti.
L’idea di questo “altro” Tour de France è anche un significativo atto d’amore e di fede nei confronti del ciclismo che attraversa tempi critici. Questa avventura sportiva abbinerà la narrazione a uno studio medico di massima trasparenza che porterà sicuramente risposte precise a numerose domande sugli effetti reali delle tre settimane di fatica del Tour su un organismo privo del minimo aiuto farmacologico.
L'Autre Tour significa per noi (Guillaume Prebois e Fabio Biasiolo)
Vivere il Tour. Descriverlo e subirlo. Misurarne direttamente gli effetti. Nel mese di luglio 2007, pedalare l’intero percorso del Tour de France, metro dopo metro, sulle stesse strade dei corridori professionisti, 24 ore prima del loro passaggio.
Con una media all’incirca 7 ore di bici al giorno, durante tre settimane, 3569,9 km in 20 giorni, si prefigge un doppio obiettivo giornalistico:
1 – Raccontare il percorso del Tour e la traversata della Francia con un altro punto di vista, più vicino a quello dei corridori, più intimo. Questa esperienza sarà caratterizzata dalle impressioni, le emozioni, il sudore e la fatica di un giornalista seduto sul sellino di una bicicletta e un Professionista di Ultracycling. Un diario di viaggio verace, inedito, epico, umano. 2 – In un momento in cui la credibilità stessa del ciclismo è a repentaglio, il secondo obiettivo è di studiare quali sono, concretamente, le conseguenze sul corpo umano di una gara impegnativa come il Tour.
LA COPERTURA MEDIATICA
- Gli articoli, sia il diario che il dossier medico, saranno quotidianamente pubblicati su due autorevolissimi quotidiani: “Le Monde” in Francia e “Le Temps” di Ginevra in Svizzera.
- RAI Radio 2 farà giornalmente un collegamento in diretta direttamente dalla bici con Fabio e Guillaume. Sull’etere, Radio France Internazionale(30 milioni di ascoltatori nel mondo) e la RTBF in Belgio, due radio nazionali, daranno ampio spazio all’iniziativa con dei collegamenti quotidiani. Inoltre, la RTBF vuole presentare ufficialmente il nostro progetto il giorno della Liegi-Bastogne-Liegi, facendoci fare il percorso della classica prima dei professionisti.
- La rivista di ciclismo francese “Planète cyclisme”, pubblicherà la presentazione del progetto nel numero di giugno “speciale Tour” e il nostro album foto nel numero “dopo Tour”.
- Il magazine “Il Venerdì” del quotidiano La Repubblica (2 milioni di lettori), ci dedicherà un articolo di presentazione. Durante il Tour, La Repubblica pubblicherà un altro pezzo nelle sue pagine. Saranno rispettivamente firmati da Paolo Rumiz e Francesco Merlo, due “penne” rinomate in Italia.
- Siamo in trattativa con il canale nazionale “France 5” che è interessato al nostro progetto. Vorrebbero includere un servizio quotidiano nel corso del programma “La Vostra salute” in onda tutti i giorni alle 14.
- INTERNET: ogni testata allestirà un’apposita pagina sul proprio sito dove sarà possibile ritrovare foto, testi, grafici e quantità di altre informazioni sullo svolgimento dell’operazione. Inoltre, grazie al sistema GPS, basterà un “clic” agli internauti per scoprire in tempo reale dove mi trovo sul percorso della tappa.
L'Altro Tour di Fabio Biasiolo - Articolo "Integrale" pubblicato si CICLISMO di Novembre 2007
Un lunedì di una classicissima serata d’inizio autunno, quando la nebbia comincia a fare capolino dopo il “letargo estivo” e avvolge tutto intorno. In quel frangente dell’anno nel quale e’ lecito e giusto, in armonia con la natura, concedersi un meritato periodo di riposo e lasciare spazio ai sogni e ai progetti. Seduti davanti ad una birra ghiacciata e ad una ‘‘Siciliana’’ fumante, in una delle tante e buone pizzerie della Riviera del Brenta: ho detto il ’‘fatidico si ’’ a Messieur Prebois. A dire il vero, non vi e’ stato bisogno di riflessioni o valutazioni di chissà quale portata. Compatibilità di programma e tempi, con la mia stagione di Ultracycling e sintonia di pareri con i miei cari erano le uniche considerazioni da fare. Credo che il ’’francesino’’, covasse già da molto prima il mio coinvolgimento in questo progetto. Durante il periodo nel quale, ritengo abbia avuto il ragionevole bisogno di ’’pesarmi’’ e come uomo e come atleta. Dopo alcuni Tour de France e Giri d’Italia, seguiti come giornalista; dal 1999, corrispondente italiano di Le Monde e Le Temps, commentatore per RFI (Radio France International), Radio Svizzera Romanda e TPS (noto Canale Satellitare francese), avrebbe compromesso irrimediabilmente la sua "difficile e scomoda" immagine di Don Chisciotte dell’antidoping, nel caso non fossi stato assoluta garanzia di trasparenza ed affidabilita' in tutti i sensi. Dilettante di buon livello, ora appassionato ciclista dalle grandi doti. Con, all’attivo 20.000 km percorsi ogni anno e piazzamenti onorevoli a prestigiose Granfondo, si e’ preparato per 12 mesi con scrupolosa metodica e regolarità per arrivare perfettamente in forma all’appuntamento. A convincerlo definitivamente che era possibile dare un segnale, per quanto difficile da far comprendere, e contro un mondo (quello del ciclismo e dello sport professionistico in generale), molto spesso reticente e volutamente incapace di arginare la piaga che lo sta distruggendo, e’ stata un’affermazione pronunciata da Tom Boonen al Tour de France del 2006. L’allora Campione del Mondo, al termine della prima Tappa Pirenaica, distrutto dalla fatica, si sfogò dicendo: “Oggi una persona normale sarebbe finita all’ospedale!”. Cosa intendeva dire il fortissimo ciclista belga? Che bisogna essere degli extraterrestri? Che senza la chimica non si può andare avanti? O cosa? Aveva ragione? E’ veramente così disumano il percorso del Tour? Si può fare ”a pane e acqua?”. Dal canto mio, dopo 11 partecipazioni alla Race Across America, dopo quasi 14 anni di professionismo nell’Ultracycling. In una realtà dove l’antidoping e’ praticamente inesistente, dove i giudici di gara non hanno alcuna autorità per squalificare i concorrenti nel caso questi siano trovati a trasgredire il regolamento. In costante presenza di un doping ancora più subdolo, rappresentato da quanti, non avendo le qualità fisiche e mentali per competere in questa gara, o per piazzarsi meglio di quello che potrebbero, si fanno trascinare dai propri mezzi d’assistenza o peggio ancora, vi salgono sopra per farsi portare avanti, ne sono maestri molti dei nostri connazionali. In quello che e’ unanimemente considerato: “L’evento sportivo più duro al mondo”, la RAAM appunto, la cosa più semplice e’ diventata proprio portare a termine la stessa. Forse c’e’ qualche cosa che non va anche qui, non credete? Nauseato, piegato ma mai spezzato da una realtà dove e’ sotto gli occhi di tutti che si possano tagliare il traguardo senza aver pedalato con le proprie gambe, tutti i circa 5.000 km del percorso, se non addirittura vincere la gara, ecco che allora alla domanda: Fabio, vuoi essere il mio compagno di fatiche all’Autre Tour? la risposta era da subito sottintesa. Durante le fasi d’avvicinamento e con il proseguire del programma d’allenamento, Guillaume era seguito passo dopo passo, dagli specialisti dell’Università di Tolosa (Francia), io invece, come sempre dal Centro di Medicina dello Sport di Noale (Venezia), nelle vesti del Dottor Lucio Bigon. Prima e dopo ogni singola Tappa, un medico della stessa Università francese, che era quindi parte integrante del nostro equipaggio, il Docteur Dorian Lecamp, prelevava ed esaminava, ad entrambe, dei campioni di sangue ed urine e ne registrava i valori. Il progetto era nato anche in accordo con l’AFLD (Agence Francaise de Lutte contre le Dopage), lo stesso organismo che esegue i controlli antidoping al Tour. A garanzia dell’impegno e della responsabilità assuntasi, la stessa Agenzia, durante le tre settimane del “nostro Tour”, ci ha fatto 8 controlli antidoping a sorpresa, con le medesime procedure e seguendo lo stesso protocollo dei “Pro”. Nella messa a punto di questo ambizioso e difficile progetto, si e’ cercato di riprodurre delle condizioni reali ed il più possibile paragonabile a quelle di una “normale” Corsa a Tappe. Durante la nostra fuga giornaliera a due, eravamo seguiti da un monovolume che ci riforniva e ci faceva da assistenza. Un autista, una persona che ci passava dal finestrino liquidi ed alimenti, ed una terza seduta dietro che preparava il tutto. Su lo stesso mezzo trovavano posto le bici di scorta e da crono, le ruote e tutta l’attrezzatura. L’alimentazione durante le Tappe era a base di piccoli panini col prosciutto cotto, con la marmellata, frutta disidratata e secca, banane. Integravamo poi questo con degli “attivatori energetici” naturali, fornitici dalla MEI, a base di papa reale e miele. L’acqua naturale era il liquido che bevevamo di preferenza. Un camper con altre due persone a bordo si faceva carico di reperire il necessario per la Tappa in corso, trasportava i bagagli e li depositava in albergo, ci forniva indicazioni via radio o cellulare sulle condizioni meteo in vetta alla salite che stavamo scalando. Per garantirci un’alimentazione appropriata, la cena era preparata e consumata nel camper, sotto le “ali protettrici” di Claudio Canzian, il cuoco, e Luigino Lanbranzi, il suo assistente. La colazione era invece consumata in albergo. A fine Tappa, dopo una meritata doccia, affidavamo i nostri muscoli alle sapienti e magiche mani di Marco Caon, il massaggiatore, condizione assolutamente necessaria per garantirci un miglior e più veloce recupero fisico. Lungo le ascese più importanti e mitiche delle Alpi e dei Pirenei, sciami di camper, tende e veicoli d’ogni genere, ricoprivano letteralmente entrambe i lati della strada, nell’attesa del passaggio dei “veri” il giorno seguente. Nel salire, percepivamo in lontananza l’odore invitante dei fumanti barbecue, e tutti i preparativi per garantirsi un posto in prima fila. Striscioni e scritte sull’asfalto distoglievano mente e corpo dalle fatiche dell’ascesa, mentre il pezzo che giornalmente Guillaume scriveva su Le Monde, ed il collegamento che faceva dopo ogni fine giornata con RFI e Vivacite’ sul “nostro Tour”, ci procurava non pochi sostenitori. A ribadire una volta di più, quanto strana e bizzarra sia la società nella quale viviamo vi era il fatto che: quando avevamo le troup televisive al seguito, tutti uscivano in mezzo alla strada, sbracciavano e gridavano all’impazzata e diventavamo di colpo “finalmente” qualcuno, mentre quando queste, per motivi di traffico o di ripresa sparivano dalla circolazione, ripiombavamo “nell’anonimato” piu' profondo. Il Prologo di Londra e la prima Tappa nella regione del Kent, ci hanno regalato due giornate stupende, se consideriamo il clima da queste parti. Un tiepido sole, rinfrescato da una brezza costante anche se faticosa, faceva da meravigliosa cornice. Le giornate in Belgio e nella Francia del Nord, ci hanno invece fatto battere i denti ed inumidire per bene. Pioggia, grandine e un costante vento contrario, hanno contrastato un paesaggio incantevole, senza rovinarlo poi troppo. Molto spesso, la nel punto dove iniziava la Tappa, trovavamo qualche ciclista locale, che sentito di noi, ci chiedeva di aggregarsi per pedalare in compagnia. Pena e delizia allo stesso tempo, ci trovavamo in uno stato talmente di grazia, che non appena la strada iniziava a salire di li a qualche chilometro eravamo costretti ad abbandonare la piacevole compagnia. Avevamo, in ogni modo, come obiettivo quello di fare una fuga a due giorno dopo giorno, tirando a tutta in base alle nostre capacità, per correre un Tour parallelo e non per fare una scampagnata. Tenendo sempre in debita considerazione, che il traffico era aperto e che stop, semafori e dare la precedenza per noi esistevano e che in discesa non ci si poteva lanciare giù a tutta. Man mano che al Tour Ufficiale venivano, purtroppo, a galla i soliti problemi, il rimbombare continuo di questa mortificazione senza sosta, facevano prendere sempre più fiato e corpo al nostro timido tentativo di ribellione. Lungo la strada si percepiva metro dopo metro la pesante atmosfera e la tristezza per quello che sfiorava un assurdo. Il superamento delle Alpi, l’avvicinamento alla costa e ai piedi dei Pirenei, coincideva con la seconda settimana di fatiche. Caldo umido uniti a variabilità incontrollata, ci portavano dai 35 gradi di Marsiglia alle nebbie gelide dei percorsi lungo il confine spagnolo. Particolarmente emozionante e’ stata la 15' Tappa, 2' Pirenaica, Foix – Loudeville – Le Louron di 196 Km. Ho pedalato tutto il percorso con i brividi in corpo, palpitazioni ed un senso di ricordo/rammarico/dolore. I pensieri correvano al 1998, quando Marco Pantani vinceva solitario sullo stesso percorso. Tralasciando i miei pensieri ed opinioni sul Pantani ciclista, a mio parere inopportuni quando si parla di una tragedia simile, ho pedalato con il ricordo di Marco ogni chilometro, ho corso piangendo e invocando il suo aiuto per cercare di superare gli innumerevoli momenti difficili che ti accompagnano in una Tappa del genere. Mi faceva da conforto la musica “sparata alta” che usciva dai diffusori montati sul tetto del mezzo che ci seguiva. Un brano semplicissimo e toccante com’e’ solito regalarci Antonello Venditti, dove il ritornello recita: “ e quando pensi che sia finita…e proprio allora che incomincia la salita….CHE FANTAAAAASTICA STORIA E’ LA VITA. A completare la giornata dei ricordi: l’ascesa al Col de Portet d’Aspet, salita di 2' Categoria posta a 1069 m. Sto percorrendo l’ultima salita della vita sportiva e terrena di Fabio Casertelli. Olimpionico nella 100 Km a squadre, correva allora alla Motorola con Lance Armstrong e in quel fatale 18 luglio del 1995, nel discendere il Col de Portet d’Aspet cadde in una delle ultime curve battendo violentemente la testa. In quel momento mi trovato davanti alla TV per seguire il Tour e non ho più scordato l’immagine di Fabio steso a terra, immobile e sanguinante. Sullo stesso punto e’ stato eretto un monumento di marmo bianco in suo ricordo. Ho bloccato la bici, ho baciato la nuda e fredda pietra ed ho proseguito idealmente la sua corsa in un ricordo forte e costante che porto sempre dentro di me. Durante tutta l’ultima settimana le condizioni del tempo sono state perfette ed ideali per pedalare, a sostegno di un morale che si rinforzava giorno dopo giorno man mano che Parigi si avvicinava sempre di più, mentre le nostre condizioni fisiche erano ancora molto buone. Al nostro arrivo su le Champs-Elysees siamo stati accolti da una realtà che immaginavamo ma che mai pensavamo di tal entità. La radio Belga Vivasite’, aveva organizzato un autobus per gli ascoltatori che avevano vinto un miniconcorso rispondendo ad alcuni quesiti sul “nostro Tour”; tutte le stazioni televisive che ci avevano seguito durante le Tappe (inglese, belga, francesi, tedesche, svizzera e russa), tutti i quotidiani che avevano sostenuto l’iniziativa pubblicando giornalmente i resoconti delle nostre fatiche, le riviste specializzate di ciclismo e non: erano la ad attendere noi. I colleghi di Guillaume (Le Monde), ci hanno fato stappare una bottiglia di Champagne e consegnato una maglia gialla con su scritto il nostro nome. Centinaia di persone, vicine o lontane al mondo dello sport erano la per sostenere l’ideale, il progetto, il grido di rabbia che avevamo cercato di trasmettere indipendentemente da tutto il resto. A dimostrazione del fatto che quando si e ben preparati, si hanno indubbiamente delle qualità ciclistiche non trascurabili e si pianifica tutto per benino: i test ma soprattutto le sensazioni che avevamo alla fine erano buoni ed in regola con lo sforzo sostenuto. I nostri valori ematici e delle urine, risultavano praticamente invariati rispetto alla vigilia. Emoglobina ed Ematocrito avevano subito variazioni minime ed irrilevanti, rispetto al valore iniziale, e solo l’alterazione del valore del CPK (indice che stabilisce l’entità del danno e dell’affaticamento muscolare), testimoniava gli sforzi profusi. Peso e stato di salute generale erano rimasti, pure, pressoché invariati. 3.569,9 Km, 41.204 metri di dislivello in salita e 37.467 metri di dislivello in discesa, percorsi in 119 ore e 5 minuti (il vincitore del Tour, Alberto Contador in 91 ore), alla media oraria finale di 29,999 Km/h. Cosa intendeva allora dire il fortissimo ciclista belga, Tom Boonen?
Avremo voluto chiederglielo e non solo noi. I giornalisti della TV nazionale Belga avevano provato a contattare lo stesso e l’ufficio stampa della sua squadra, ma c’e’ stata sbattuta la porta in faccia rispondendoci che: “Noi con i cicloturisti non abbiamo nulla a che spartire”. Premesso che per noi “Cicloturisti” non e’ un’offesa, se chiudessimo tutti i “Pro” in un convento, da un mese prima dell’inizio di una qualsiasi corsa a Tappe fino all’inizio della stessa, statene certi: non vedremo sicuramente più le stratosferiche medie che siamo soliti vedergli fare. Forse, quindi, non lo sapremo mai. Bisogna essere degli extraterrestri?
E’ fuor di dubbio che chi si ritrova a correre per una squadra ciclistica professionista, viene da una selezione mondiale e ha ampiamente dimostrato in passato di avere le doti per trovarsi là. Gli UFO però non si possono iscrivere ad alcuna federazione, no? Intendeva forse dire che senza la chimica, per usare un termine semplicistico, non si può andare avanti? Certamente sì che si può andare avanti, ma di sicuro non alle stesse velocità di uno scooter. Aveva ragione? E’ veramente così disumano il percorso del Tour? Si può fare ”a pane e acqua?”. Credo, se intendeva dire questo, abbia assolutamente ragione, il percorso del Tour de France è veramente massacrante. Gli organizzatori potrebbero sicuramente tracciarlo altrettanto piacevole, impegnativo ed entusiasmante senza per forza di cose renderlo sovraumano. Senza ombra di dubbio si può fare a “pane e acqua”, non pretendendo però da degli uomini (i ciclisti professionisti), delle medie orarie, ad ogni singola Tappa, consone ad un motore a scoppio di media cilindrata. Buona bici a tutti e ricordiamoci che abbiamo una sola vita terrena a disposizione. “Fregata” questa dobbiamo per forza di cose augurarci ce ne sia almeno un’altra,ma non siamo sicuri se ci lasceranno pedalare. Valori di Fabio prima di inizio Tour: Peso Kg: 76 Emoglobina: 12,9 g/dl Ematocrito: 39,9% Massa grassa: 10,8% (questi valori risultano dopo un periodo di scarico e riposo prolungato).
Valori di Guillaume prima di inizio Tour: Peso: 69 Kg Emoglobina: 13,8 g/dl Ematocrito: 43% Massa grassa: 15,3%
Valori di Fabio a meta' Tour: Peso Kg: 76,1 Emoglobina: 13,7 g/dl Ematocrito: 36% Massa grassa: 10,1% Valori di Guillaume a meta' Tour: Peso Kg:70,8 Ematocrito: 44,3% Emoglobina: 14,8% Massa grassa: 14,8%
Valori di Fabio a fine Tour: Peso Kg: 76,5 Emoglobina: 13,4 g/dl Ematocrito: 37,5 % Massa grassa: 9,8% Valori di Guillaume a fine Tour: Peso Kg: 70 Emoglobina: 12,7 g/dl Ematocrito: 41% Massa grassa: 14,1% (Da considerare che le ultime 3 Tappa sono risultate molto meno impegnative di tutte le precedenti.
L’ indispensabile Equipaggio: Canzian Claudio, cuoco, autista del camper e tuttofare; Caon Marco, massaggiatore, autista e tuttofare; Lecamp Dorian, dottore, addetto ai controlli antidoping giornalieri per conto dell’Universit‡’ di Tolosa; Lambranzi Luigino, meccanico, autista e tuttofare; Prebois Jean Claude, addetto ai rifornimenti e fotografo (padre di Guillaume). Gli Sponsor: RFI, Le Monde, Le Temps, Vivacite’, ITM, Fulcrum, Fi’zi:k, Giant, DMT Diamant, Energiapura, Mei, Sram, L’Insalata dell’Orto, Center Bike di Bartolomiello, Effeggi Grafiche, Hotel Ristorante La Rosina, Osteria il Grottino, Avvocato Claudio Pasqualin Consulente Sportivo. Con il patrocinio dell’ AFLD (Agence Francaise de Lutte contre le Dopage) Visita Il blog

Denver to Aspen

Denver to Aspen 2001
Lo sapevano che non avrebbe tardato la grinta di Fabio a scatenarsi ancora e a darci un'altra nuova, grande emozione.......COMPLIMENTI da tutti noi che sapevano che la "sconfitta" della RAAM non aveva intaccato la classe di Fabio, il nostro ultracycler preferito....... .....Stefano "Martino"
Filmato (.mov - ncessita di Quick time)


Ricevo da Fabio (ancora negli States....):
Gentili collaboratori ed amici,con grande soddisfazione e felicita' vi comunico che:
sabato 4 agosto, ho vinto la Denver to Aspen Classic, una delle gare piu' importanti del Circuito Mondiale Ultracycling, 320 Km con 13.000 mt. di dislivello, attraverso le vette più alte delle Montagne Rocciose del Colorado, in 11 ore e 3 minuti. Ho/abbiamo vinto contro tutto e tutti: - contro le rimembranze negative dell'ultima RAAM; - contro le difficoltà dovute all'altura; - contro gli atleti delle squadre locali (Denver Spoke e Hub Aspen) che facendo fede ad un logico gioco di squadra, hanno cercato in tutti i modi di fiaccarmi a son di ripetuti scatti; - contro l'impossibilita', a causa dell'infezione batterica al sottosella e agli antibiotici somministratomi nel dopo RAAM, di partecipare il 21 luglio, alla Salkammergut-Trophy in Austria con Fasching e compagni, dove ero stato gentilmente invitato dagli organizzatori in funzione dei nostri risultati alle precedenti RAAM; - contro scalatori e granfondisti puri, che mi hanno fatto vedere i sorci verdi ad ogni singola salita per poterli seguire e poi staccare. Ho vinto per me e per voi tutti, perché quando il cuore comanda noi siamo li pronti a rispondere, qualsiasi sia la situazione nella quale ci siamo trovati fino ad allora. E' quindi con grande orgoglio che spero possiate condividere con me questo felice risultato (anche se di minor spessore rispetto a quelli che erano gli obiettivi RAAM 2001). Della serie: "Boia chi molla",con profondo affetto e gratitudine, Fabio Biasiolo
Top Finishers Rider Time
Fabio Biasiolo 11:21 Martin Pahl 11:21 Robin Gregory 11:21 Brian Hannon 11:27 Kelly Shannon 11:28 Jim Kraychy 12:10 Dan McGehee 12:10 Nathan Waldron 12:18 Michael Scanlon 12:29 Mark Horton 12:32
Denver to Aspen 2002 Ancora una volta la reazione di Fabio dopo i problemi di salute alla RAAM 2002 ci regala una grande emozione...

Ricevo da Fabio (ancora negli States....):
Carissimi voi tutti,
dopo la durissima esperienza fisica e la batosta morale dell'ultima RAAM, volevo dividere con voi la gioia di quanto segue:
Per il secondo anno consecutivo, sabato 3 agosto, Fabio ha vinto una delle gare più difficili del circuito Ultracycling Internazionale. 320 Km con 13.000 m di dislivello attraverso le vette più alte del Colorado (Kenosa Pass 3200m, red Hill Pass 3200m, Trout Creek Pass 3150m, Indipendence Pass 3.900m ed altri) con il tempo di 10 ore e 35 minuti (30) minuti in meno del tempo dell'anno scorso) e vicinissimo al record della gara stabilito nel 2000 da un Professionista su strada del team Telecom. Più di qualche raamer ha partecipato alla gara, quindi una buona occasione per rivedere "strong friends".
Il mio corpo si è ben comportato, ma al rientro in Italia (8 agosto) col dott. Lucio Bigon del Centro Medicina dello Sport di Noale-Ve,
che mi segue dal '95, dovremmo approfondire gli esami per cercare di trovare una risposta ai problemi renali patiti alla RAAM 2002. Della serie "boia chi molla" (se ovviamente il fisico lo permette) e "quando ci si mette cuore nelle cose prima o poi vengono bene".
Con profondo affetto e ringraziamento per l'interesse ed il calore da voi dimostrato soprattutto nei momenti più difficili!
Un dovuto ringraziamento a:
Ambrosio, City Bank, CENI, Center Bike, Centro Medicina dello Sport di Noale-Ve, E-Caps & Hummer gel, Fi:zi'k - Selle royal, Greens Point Dodge-Houston Texas, ITM, LOOK, Medical House, Schwalbe.
Vostro, Fabio

1001 miglia